Quando si tratta di decidere su quale piattaforma investire il proprio budget pubblicitario, la scelta più frequente ricade su due colossi: Google Ads e Meta Ads (l’ecosistema di Facebook, Instagram e altri network).
Ma quale delle due piattaforme è in grado di portare i migliori risultati, quantomeno se si parte da zero?
La risposta non è cosi scontata, cerchiamo di capire perchè.
Indice dei contenuti
Chi sono io e perchè dovresti ascoltarmi?
Mi chiamo Marco Vinante e dal 2020 mi occupo esclusivamente di aiutare professionisti ed imprenditori a fare crescere il proprio business sfruttando principalmente Google Ads.
Grazie ai risultati ottenuti dalle mie campagne, dal 2021 sono un consulente certificato Google Partner ed oggi gestisco più di 250.000 euro di budget pubblicitario all’anno.
Detto questo, veniamo al tema di oggi.
Google Ads vs Meta Ads: le differenze sostanziali
Dunque, la differenza più evidente tra le due piattaforme è che con Google Ads si possono creare campagne su rete di ricerca, che vanno ad intercettare la cosiddetta domanda consapevole.
Che cos’è la domanda consapevole
Si parla di domanda consapevole quando le persone sanno già di avere un’esigenza o un problema e, di conseguenza, effettuano attivamente delle ricerche per soddisfarla.
Un esempio banale può essere qualcuno che ha bisogno di riparare un tubo dell’acqua che perde in casa e cerca su Google “Idraulico a Milano”.
Chi esegue questo tipo di ricerca è di solito molto vicino ad una decisione d’acquisto, per cui l’inserzionista che sta pagando per comparire in prima posizione ha la possibilità di avere un ritorno sull’investimento molto rapido.
Ovviamente la rapidità con cui si può rientrare della spesa pubblicitaria varia da settore a settore: banalmente, vendere Yacht richiede trattative di vendita più lunghe rispetto ad una cena in un ristorante.
Resta comunque invariato l’alto livello di interesse caratteristico di questo tipo di traffico
Per questo motivo la rete di ricerca è un canale molto ambito dalle aziende ed oggi ci sono diversi settori dove oggi la concorrenza (e (quindi i costi) è alta.
Da cosa dipendono i costi?
Innanzitutto specifichiamo che su Google Ads rete di ricerca si paga con il modello pay per click (PPC): l’inserzionista spende solo quando l’utente clicca effettivamente sull’annuncio.
Il prezzo di un clic (CPC) su Google Ads dipende da:
- quanti inserzionisti biddano su una data parola chiave;
- quante ricerche vengono effettuate per quella parola chiave.
In altre parole, se una keyword è molto cercata ma pochi inserzionisti la sfruttano, il costo sarà più basso (molta offerta di spazi pubblicitari e poca domanda).
Al contrario, se ci sono poche ricerche e molti inserzionisti interessati, il prezzo dei clic salirà notevolmente (poca offerta di spazi e tanta domanda da parte degli inserzionisti).
La combinazione di questi due fattori porta ad individuare in ultima analisi il costo per azione e quindi il costo di acquisizione cliente (CAC), di cui parlerò più approfonditamente in un altro articolo.
Passiamo ora alla domanda latente.
Che cos’è la domanda latente?
Con Facebook Ads, Instagram Ads e le altre proprietà Meta non è possibile creare campagne che intercettino la domanda consapevole, perchè questi social non funzionano come motori di ricerca.
Qui gli annunci pubblicitari possono comparire davanti a utenti che, di base, si stanno svagando e non stanno cercando di acquistare nulla.
Per questo si parla di domanda latente, ossia si cerca di stimolare il bisogno o l’interesse verso un’offerta mostrando annunci targetizzati in base a interessi, comportamenti o dati demografici.
Il principio di funzionamento è simile a quello dei media più tradizionali come TV, radio e carta stampata.
Quindi come può essere sfruttata la domanda latente? Ecco alcune strategie:
1. Retargeting: si tratta di mostrare lo stesso annuncio (o un annuncio simile) più volte a chi ha già visitato il nostro sito o ha compiuto azioni specifiche (es. aggiunto prodotti al carrello senza completare l’acquisto).
Questo aiuta a “riscaldare” l’utente e aumentare le possibilità di conversione.
2. Offerte e promozioni a tempo: un buono sconto, un codice promozionale o un’offerta limitata nel tempo possono spingere utenti, inizialmente “freddi”, a cogliere l’occasione.
3. Lead generation graduale: l’utente potrebbe non essere pronto a comprare subito, ma è disposto a lasciare la mail o i propri contatti in cambio di un contenuto di valore (ebook, coupon, consulenza gratuita, corso gratuito). Da lì, una strategia di email marketing potrà curare ulteriormente il rapporto fino alla conversione.
Quindi meglio Google Ads o Facebook Ads?
Non esiste una risposta univoca che valga per tutte le aziende e in tutte le fasi del funnel di marketing, ma possiamo trarre alcune conclusioni:
Se hai un’offerta per la quale esistono volumi di ricerca ed un livello di concorrenza adeguati, Google Ads dovrebbe essere la scelta primaria.
Come si fa a sapere se le condizioni sono adeguate?
Bisogna prima di tutto fare un’analisi delle keyword e controllare le stime di costo per click fornite da Google utilizzando strumenti gratuiti come il Google Keyword Planner o a pagamento, come SEM Rush.
Visto questo, si possono fare dei ragionamenti in base al modello di business e a quanto ci si può permettere di spendere per acquisire un cliente.
Come dicevamo prima, se vendi Yacht, probabilmente puoi permetterti di spendere anche qualche migliaio di euro per acquisire un cliente.
Quindi costi per click elevati potrebbero non essere un problema.
Se invece hai bisogno di riempire un ristorante, ecco che il costo di acquisizione cliente non potrà andare oltre una certa cifra per essere sostenibile.
Google Ads non è solo rete di ricerca
Bisogna tenere presente che Google Ads non è soltanto rete di ricerca ma prevede anche altri tipi di campagne che possono essere attivate su Youtube, Gmail e rete Display (ne parlo più approfonditamente qui).
Youtube in realtà è esso stesso un motore di ricerca per contenuti video, che viene utilizzato più per ricerche informative che commerciali ma può essere utilizzato comunque per intercettare una domanda consapevole, seppur più “blanda”.
Youtube in effetti oggi rappresenta un canale di marketing molto interessante, in quanto:
- come abbiamo detto, funziona in modo similare a google come motore di ricerca
- ha una grandissima audience: nel 2023 circa 36 milioni di italiani hanno utilizzato Youtube (fonte: Vincos)
- Potenzialmente la concorrenza è bassa per il fatto che poche aziende investono nella creazione di video promozionali.
Addirittura, nel 2023 Youtube ha battuto Facebook ed Instagram per visitatori unici (rispettivamente 35,8 e 32 milioni di persone).
Il circuito Meta Ads invece può essere utilizzato come piattaforma per espandere il bacino d’utenza, raggiungendo anche chi non ha ancora percepito di avere un problema/desiderio o la necessità di una soluzione.
Come canale a domanda latente dovremmo considerare la rete Display, che permette di far comparire i propri annunci sui siti che vendono a Google spazi pubblicitari attraverso il programma Adsense.
Qui abbiamo la possibilità di scegliere su quali siti e canali Youtube far comparire gli annunci con un livello di dettaglio che arriva alla singola pagina web o singolo video.
Conclusione
Se dovessimo dare un ordine di priorità alle piattaforme, questo sarebbe:
1. Google, rete di ricerca
2. Youtube
3. Google Display Network e Circuito Meta
Ovviamente sotto le condizioni che ho precedentemente esposto.
Esistono anche molte altre piattaforme online dove ci si può pubblicizzare ma queste sono le principali e se sei presente qui, di sicuro hai altissime probabilità di acquisire nuovi clienti con la giusta strategia.
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